1-Confini naturali e confini politici per la Venezia Giulia e per la Dalmazia nelle trattative tra il Regno d’Italia, la Triplice Alleanza, l’Intesa, e l’Associato (1914 – 1920)

Per il futuro primo cittadino d’Italia, sia egli Presidente o Re,
purché difenda i confini dello Stato Italiano e il suo patrimonio artistico
non facendosi ingannare dai falsificatori della Geografia e della Storia
Ad Alpes

9 settembre 2025

Il primo paragrafo dal saggio:

Confini naturali e confini politici
per la Venezia Giulia e per la Dalmazia
nelle trattative
tra il Regno d’Italia, la Triplice Alleanza, l’Intesa, e l’Associato
(1914 – 1920)

1 – Premessa
Terminata nel 1918 la Prima Guerra Mondiale, l’Italia con i suoi Alleati Francia e Regno Unito, insieme all’Associato (dal 1917) Stati Uniti d’America, discutono in estenuanti trattative ogni accordo e azione diplomatica svoltisi prima, durante e dopo il conflitto (1914 – 1920); in particolare il Patto di Londra, stipulato il 26 aprile 1915 tra Italia, Francia, Regno Unito e Russia.
All’interno di questa guerra diplomatica – assente la Russia sconfitta dagli austro tedeschi e ritiratasi definitivamente dal conflitto col Trattato di Brest Litovsk del 3 marzo 1918 – si delinea subito la differenza fondamentale tra il concetto di confine naturale e quello di confine politico, e la difficoltà della loro applicazione per la fissazione dei confini tra il Regno d’Italia e il Regno dei S. H. S. (Serbi Croati Sloveni) in Venezia Giulia e Dalmazia.
L’Italia si batte per l’applicazione prevalente del primo, mentre gli Stati Uniti si battono per l’applicazione del secondo nella sua declinazione prevalentemente etnica.
Evidenti le differenze che passerebbero tra l’applicazione del confine naturale che tiene conto solo di elementi naturali, e quello politico che viene invece tracciato potendo tener conto non solo di elementi naturali, ma anche di esigenze militari, rapporti economici, comunità etniche, gruppi linguistici, sensibilità religiose. Si tenga però presente che anche il confine naturale, specie in sede di fissazione sul campo da parte delle commissioni confinarie, finisce per subire degli aggiustamenti derivanti da esigenze politiche, ma viene comunemente definito naturale anche quando viene fissato non nella sua totalità del suo tracciato secondo il principio del confine naturale ma quasi del tutto, come avvenne per la Venezia Giulia col Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920. Varrà ricordare che lo stesso confine naturale una volta tracciato su mappe e codificato secondo le norme del diritto internazionale viene definito politico.
Il confronto tra i due concetti di confine vede l’Italia duellare forte di quanto contenuto nel Patto di Londra, di cui chiede l’applicazione in base alla norma generale del diritto per cui “Pacta sunt servanda”, massima cui gli Stati Uniti non essendo firmatari del Patto di Londra oppongono quella altrettanto legittima del “Res inter alios acta tertiis neque nocet neque prodest”.
Falliti gli sterili tentativi di imporre integralmente il proprio principio all’altro interlocutore, inizia il percorso ben più faticoso ma fecondo di risultati concreti: la transazione.
Transazione sfociante nel Trattato di Saint Germain del 10 settembre 1919, che definisce i confini tra l’Italia e l’Austria, e nel Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920, che definisce i confini tra il Regno d’Italia e il Regno dei S. H. S..
Opportuno premettere all’esame della transazione che avrebbe condotto al Trattato di Rapallo qualche cenno sull’insieme dei confini naturali d’Italia, in particolare sul confine naturale italiano coincidente con quello della Venezia Giulia e della Dalmazia.

P.S. A questo seguiranno altri paragrafi, ciascuno dei quali potrà essere riprodotto a titolo gratuito in qualsiasi forma, cartacea o non cartacea, alla sola condizione di indicarne la fonte: OBLO’ – www.claudiosusmel.it

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