“Italia viva” di Matteo Renzi e “ITALIA VIVA” di Giovanni De Agostini

L’ineffabile Conte
e il (nuovo) quadripartito
Utcumque res casura est
Italia alma parens
Dei discipula mundi magistra

20 settembre 2019

Pochi giorni fa Oblo’ scriveva della necessità di approfondire la notizia, a proposito dell’azione politica del nuovo Governo italiano, come della strada ineludibile per ottenere dal lettore un’attenzione che potesse essere misurata in minuti e non in secondi.
Il Governo però, appena dopo il Giuramento davanti al primo cittadino della Repubblica, è cambiato di nuovo: ora è un quadripartito formato da 5 stelle, Leu, e PDI diminuito di senatori e deputati confluenti nel nuovo partito fondato da Matteo Renzi.
Lo presiede ancora l’ineffabile Conte.
Il nuovo partito si chiama Italia viva; si spiega subito perché bisogna fare attenzione a scrivere il nome di quest’ultimo nato con una sola maiuscola.

Si spiega, ma non approfondendo troppo seriamente questa volta, cercando ancora qualcosa nella Storia ma rimanendo in superficie, per non intristire pensando che mentre l’Italia beccheggia e rolla in un Mediterraneo affollato da Marine da guerra, zavorrata da un Debito che tocca il nuovo ennesimo record, un senatore della Repubblica non trova di meglio da fare che fondare un nuovo partito.

Il nome Italia viva scelto per il nuovo partito guidato da Matteo Renzi va scritto rigorosamente con una sola maiuscola, perché il titolo di un libro atlante del Prof. Giovanni Agostini è ITALIA VIVA.
Qual’è il problema?
Il volumetto accompagnatore dell’atlante … Finito di stampare il 25 novembre 1941 – XX … e cioè pochi mesi dopo la guerra vinta dall’Italia contro la Jugoslavia (aprile 1941), scrive delle diverse Regioni italiane includendovi … Più a nord, oltre il vecchio confine, ancora una nuova gemma alla corona d’Italia, la novantanovesima provincia italiana: Lubiana …  e dopo qualche accenno al passato romano del suo territorio, De Agostini conclude con lo scrivere che … Là arriva ora, ad oriente, il nuovo confine d’Italia.
L’Autore nella sua prefazione indirizzata ALLA GIOVENTU’ D’ITALIA scrive anche del suo quarantennio di … attività scientifica e geografica … e presenta la sua nuova opera scrivendo come … Questo viaggio ideale di ritorno verso la mia giovinezza … mi ha fatto sentire, più che mai vibrante e consolatore, il contatto con la giovinezza dell’”ITALIA VIVA”, dell’Italia di oggi, che cresce e palpita nell’ardente clima del Littorio.

A scanso d’equivoci: nessuno immagina Matteo Renzi, e con lui il suo partito costoletta (del PDI) crescere e palpitare nell’ardente clima del Littorio, a meno di una goliardata televisiva di Crozza, però con tutti gli assemblaggi di sostantivi e aggettivi che il ricchissimo vocabolario italiano consente doveva proprio andare a parare lì?
Tra l’altro – sì un cenno di storia ci vuole – l’annessione di Lubiana all’Italia fu una autentica nefandezza per i parametri di qualsiasi tipo di confine, naturale, etnico, economico, militare: una imbecillaggine prima ancora che un crimine, e proprio in quel nord – est dove Vittorio Veneto, nel 1918, ci aveva assicurato il confine naturale (displuvio alpino) con un’approssimazione vicina al cento per cento.

Davvero nessuno immagina Matteo Renzi e il suo partito costoletta (del PDI) crescere e palpitare nell’ardente clima del Littorio.
L’unica divisa con cui lo si figura facilmente è proprio quella evocata da lui stesso, quella di Boy scout, con i pantaloncini al ginocchio, magari con un panino al lampredotto in mano.
Anche se … i bimbi d’Italia si chiaman Balilla … .

Come?
Ora è l’articolista che sbarella?
No.
I bimbi d’Italia si chiaman Balilla è un verso del nostro inno nazionale, e Balilla fu un ragazzetto che amò l’Italia fischiando a sassate gli invasori.
Democraticamente: senza distinzione di epidermico colore, sesso, etnia, religione, opinioni politiche.

                               “Servizio obbligatorio di leva civile in Italia   Claudio Susmel

Fiume d’Italia
1919 – 2019
Memoria Patriae prima vis

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Il Conte di Cavour e il Conte Giuseppi

Un (nuovo) Governo
per l’Italia
Quae sunt ornamenta tua?

13 settembre 2019

Edward H. Carr nel suo “Sei lezioni sulla storia” ha scritto che … lo storico è soprattutto interessato al lungo termine … e ha scritto anche delle … cause di lungo termine che lo storico deve considerare in via prioritaria … .
E il giornalista? Questo storico quotidiano della cronaca, quando analizza quella politica in particolare, se si dimentica della Storia non contribuisce a una sostanziale disinformazione del suo pubblico, il quale pubblico prima o poi si accontenterà dei brevi gratuiti cinguettii del web?
L’approfondimento è faticoso e rischioso, ma il non approfondimento favorisce l’abbandono della lettura.
Rischiamo.

***

Il presidente degli Stati Uniti ha appoggiato la candidatura dell’italiano Giuseppe Conte alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con un suo tweet, apostrofandolo con un Giuseppi.
Sorrisetti dei commentatori.
Eppure per una volta Donald è stato veritiero al massimo, avendo considerato non un solo Giuseppe ma due: quello che presiedeva il precedente Governo Lega – 5 stelle, più quello che presiede l’attuale Governo Partito Democratico & C. – 5 stelle, plurale: Giuseppi.
Veritiero Donald Trump come sa esserlo lui, con i suoi tweets mattutini di contenuto sovente opposto a quelli serali quando non già pomeridiani, non solo un Donald ma due Donald, plurale: Donalds.

Sig. Presidente del Consiglio – che voti ha conseguito da studente in Storia e poi in Diritto internazionale e Organizzazioni internazionali? – stia attento alla doppiezza di Donalds, ai complimenti d’oltre oceano che vengono dal successore, dai successori di coloro che durante la Seconda Guerra Mondiale avevano lusingato l’Italia – con più documenti scritti e solennizzati da codifiche propagandistiche internazionali – perché si arrendesse al più presto, garantendole l’integrità dei suoi confini politici metropolitani, mentre invece le tolsero Briga, Tenda, Chaberton, Monginevro, Frejus, Moncenisio, Piccolo San Bernardo, Istria con Fiume, Zara, Isole Lagostane e l’Arcipelago di Pelagosa.
Storia vecchia? Carr direbbe di no. Men che meno per una nazione come l’Italia che di Storia ne ha tremila anni.

La voglio aiutare, provando a mostrarle quanto la Storia viva nel presente: l’Arcipelago di Pelagosa è in Adriatico, a vista d’occhio dalle coste italiane.
Dalle coste italiane della  Puglia.
Dalle coste italiane della Provincia di Foggia.
Visto? La Storia ce l’ha a un passo da casa. E già perché lei è nato in Provincia di Foggia.
Se ne ricordi mentre viaggia tra sussurri e moine transalpine e transoceaniche.

E’ col Trattato di Pace del 1947 che i predecessori del suo Donalds assegnarono anche l’Arcipelago di Pelagosa alla Jugoslavia, fermo restando il diritto di pesca indiviso tra italiani e jugoslavi; diritto che oggi dovrebbe essere esteso anche al petrolio sottostante se si esaminasse la motivazione economico – sociale del trattato che sancì quella indivisibilità.
Ma lasciamo che al petrolio ci pensi l’ENI e pensiamo solo alla terra emersa di quelle isolette: vi immagini impiantata, per fare un esempio, una grande acciaieria che mandi i suoi miasmi lontano dalle popolazioni.
Lontano da Taranto.

Perché non prova a chiedere una revisione del Trattato di Pace a Donalds, e alla Croazia, subentrata alla Jugoslavia nell’amministrazione dell’Arcipelago, magari concedendo alla lontanissima Zagabria una percentuale sulla produzione di acciaio dei prossimi dieci anni.
Ha altro da pensare con i rossi e i gialli?
Anche Cavour aveva altro da pensare, e aveva di fronte l’Austria – Ungheria non 4.500.000 croati, ma al 1861 era riuscito ad annettere al primo nucleo dell’Italia Occidentale altre undici Regioni geograficamente italiane, e perciò che viene chiamato il Gran Conte: l’insuperato più grande statista dell’Italia moderna.

Non vuole far qualcosa per cancellare quel Giuseppi, per essere se non un altro Gran Conte almeno per far sì che la verbale accorta architettura sintattica e costituzionale del Conte attuale si traduca in qualche concreto pezzetto di terra nostra tornata a casa?
Ci provi almeno.
Così che non siano riferibili all’Italia guidata dal suo Governo quelle altre due righe che Carr scrisse a suo tempo: … La storia non gode buona salute. Ma allora anche la nostra società non gode buona salute.

So che non è facile per un Professore ascoltare insegnamenti da un altro Professore, ma deve esserlo per un padre.
Studi la Storia Sig. presidente del Consiglio, magari col bignamino, in taxi o in aereo.
Così che quando suo figlio e altri sessanta milioni di italiani le chiederanno quali sono i suoi ornamenti, non abbia da mostrare e lasciargli in eredità solo tweets dolosamente sgrammaticati e foto di falsissime smaglianti internazionali sorridenti vacuità. 

Servizio obbligatorio di leva civile in Italia   Claudio Susmel

Fiume d’Italia
1919 – 2019
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Centenario dell’Impresa fiumana

Il 12 settembre 1919
Gabriele D’Annunzio entra a Fiume
Memoria Patriae prima vis 

12 settembre 2019

Cento anni fa il Delegato alla Propaganda Fiumana Edoardo Susmel otteneva lo scopo cui era stata rivolta la sua azione per conto del Municipio di Fiume: D’Annunzio era finalmente a Fiume.
Il sangue non è acqua, e cento anni non sono sufficienti per diluirlo, tanto meno con sottili opportunistici distinguo pseudo culturali così graditi a quegli occupanti croati che non consentono neppure il minimum del bilinguismo perfetto parlato e visivo a Fiume – Rijeka; in quella Fiume dove l’italiano scritto è documentato almeno dal 1400.
Perciò non posso chiedere al lettore di Oblo’ di condividere l’emozione che provo in questi giorni.
Preferisco proporgli qui di seguito alcuni pezzi sull’argomento o su fatti ad esso riconducibili, scritti in mesi ed anni precedenti alla ricorrenza.
Pure, non rinuncerò a qualche cenno sulla mia gens – Edoardo Susmel era fratello di mio nonno – ma in seguito, a freddo, ricordandomi della sua ora più bella, vissuta tra il 12 settembre 1919 che vide l’ingresso di D’Annunzio a Fiume, e il 27 gennaio 1924 che con il Patto di Roma sancì l’annessione della Città all’Italia.

Di Fiume ha scritto per decenni la rivista omonima, anche nel suo ultimo numero, e su Edoardo Susmel ha scritto Marino Micich, Direttore dell’Archivio museo storico di Fiume, senza fastidiosa epicità e senza dolosa diserzione dal compito ineludibile dello storico di ricordare l’ora più bella anche di chi la politica avrebbe poi messo da parte. Recensirò.

I protagonisti dell’Impresa commisero degli errori in seguito.
Da cento anni ne godono i mediocri e i renitenti alla leva del servizio, civile o militare, per l’Italia.
A me piace invece ricordare l’ora più bella di Edoardo Susmel, e via, su, su, fino a Vittorio Emanuele III, che il 16 marzo 1924 fu a Fiume ormai italiana, mi piace ricordare l’ora più bella di tutti i protagonisti dell’Impresa che si concluse con l’annessione di Fiume all’Italia.
Perché fu l’ora più bella per tutta l’Italia: mai prima di allora infatti la nostra Patria aveva raggiunto fino a quel punto i suoi confini naturali.
Vi concorse anche un Susmel.

                 Servizio obbligatorio di leva civile in Italia   Claudio Susmel