Macron, una mediocre spalla che vuol essere protagonista

L’avidità della Francia in Libia
Numquam satura belua

11 settembre 2018

Ad agosto violenti scontri con morti e feriti tra milizie rivali in varie zone di Tripoli; scenari bellici, con mezzi corazzati, artiglieria, posti di blocco sulle strade.
Eppure Macron ha esortato a portare avanti l’accordo concluso a maggio a Parigi fra le diverse parti in causa in Libia, che prevede in particolare l’organizzazione di elezioni a dicembre.
Probabilmente è uno dei programmi politici internazionali più insulso della Storia contemporanea del Mediterraneo; contrario anche agli interessi della Francia, che se fosse una grande potenza saprebbe occupare seconde posizioni là dove un’altra potenza europea, civile e non avida, garantisca col proprio primato d’influenza – validato anche dalla Storia –  l’incolumità di tutti i cittadini europei e il profitto di tutte le aziende europee.
La Francia chiedendo ovviamente reciprocità di comportamento in altre zone del Pianeta.

Intanto l’Italia tiene i suoi contatti con tutti i politici libici che hanno un seguito rilevante in Tripolitania come nella Cirenaica. Non è caduta nella trappola dell’interventismo bellico ad ogni costo; scelta per altro non eccessivamente difficile se si riflette sul fatto che le fazioni libiche emergenti in lotta continua non sono passibili di censimento duraturo, considerata la loro repentina mutevolezza di consistenza materiale e numerica oltre che ideologica.

Ricordare ancora che il genocidio diffuso e il disastro economico attuale della Libia lo dobbiamo ai bombardamenti franco britannici di alcuni fa?
Sì.
Perché nonostante i danni non siano stati riparati, il vacuo Macron reclama il ruolo da protagonista in Libia e in Europa, mentre è ragionevolissimo pensare che nessun europeo e nessun libico lo stima neppure come mediocre spalla cui appoggiarsi in caso di bisogno.

14 settembre 2018

L’O.N.U. boccia  Macron che voleva tenere elezioni presidenziali in Libia nel dicembre 2018, e prolunga il mandato della missione in Libia fino al 15 settembre 2019.
Stati Uniti e Regno Unito sembra vogliano considerare gli interessi dell’Italia in Libia. Difficile credere che vogliano escludere del tutto la Francia (quella dello sbarco in Normandia) da un teatro  – il sotterraneo, ricco di petrolio e di gas – così importante, ma forse si stanno ricordando che anche l’Italia di Vittorio Veneto fruttò al loro impero anglofono cospicui interessi e risparmio notevole di vite umane.
Accadeva cento anni fa?
Gli interessi che ENI distribuisce, oggi, con regolarità esemplare non solo ad azionisti italiani ma anche anglofoni, e le compartecipazioni con altrettanta regolare periodicità stipulate con le altre grandi società petrolifere, testimoniano, anch’esse, che l’Italia di oggi celebra degnamente e concretamente l’Intesa e l’Associato del 1915 – 1918.

L’O.N.U batte un colpo, non contro l’Italia.
I britannico statunitensi battono un colpo, non contro l’Italia.
Ora auguriamoci che non si levi al cielo qual raglio sonante un qualche italofono grido di trionfo, ma poggi i piedi per terra (europea e statunitense) cortese diplomazia italiana, imprenditoriale e politica.

 Servizio obbligatorio di leva civile in Italia   Claudio Susmel

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